Il settore dell’automotive è fra i principali responsabili dell’inquinamento a livello ambientale. Ma un miglioramento è possibile.

Ovviamente il settore dell’automotive, anche per le dimensioni raggiunte, non può prescindere dall’utilizzo di una grande quantità di materie prime e di fonti di energia, cose fondamentali per tutte le fasi del ciclo produttivo e non solo.

Il modello economico lineare non è sicuramente più adatto ad una realtà caratterizzata da una forte carenza di risorse.

Lo scorso 4 luglio 2018 L’Unione Europea ha adottato quattro direttive a favore di un modello economico più sostenibile: per tutti gli Stati membri sarà vietato, a partire dal 2025, depositare in discarica rifiuti riciclabili e biodegradabili. Il riciclaggio dovrà coinvolgere entro il 2030 il 70% dei rifiuti urbani e l’80% di quelli da imballaggio.

Secondo una recente normativa della direttiva Europea 2000/53/CE relativa ai veicoli alla fine del loro ciclo di vita, gli Stati membri dell’UE dovranno obbligatoriamente riciclare almeno il 95% di un veicolo in fin di vita, senza che questo gravi in alcun modo sulle tasche dei consumatori. L’industria che da più tempo si sta approcciando alle nuove frontiere dell’economia circolare è sicuramente quella dell’automotive. Se un modello economico circolare si potesse approcciare realmente a guadagnarci sarebbe sicuramente innanzitutto il pianeta ma anche i ricostruttori di ricambi automotive, mercato che produce un valore pari a 8 miliardi di euro solo in Europa.

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